martedì 1 settembre 2009

booooooooom

bada bum

lunedì 27 aprile 2009

Damoni


Damoni sulla 90.

Socrate raccontava di sentire dentro una voce suadente suggerire azioni, giudicare comportamenti. Al sottoscritto capita invece di sentire dentro una voce antica, sarà quella di Socrate? O ipocondria? Disillusione? Disturbo da personalità multipla?

Scelgo un'ombra a caso da indossare. Mi incammino nello spazio concessomi, intorno metalli pesanti e fumi viola. Con le zampe sporche di porpora – evitando come sempre di chiedere permesso – dritto verso la stazione ovest. Fischiettando. Dando nell’occhio - oramai sono abituato a spostarmi senza preavviso - facendolo notare a tutti per quanto possibile.

All’apparenza ero senza un pretesto fondato per essere soddisfatto, se non aver ricominciato a viverci dentro. Sbuffavo vapori pittoreschi, camminavo barocco e attento ai dettaglio di un passo. Sartoria classica rivista: mi chiesero più volte di essere formale. Mandai tutti a fan culo.

Indossavo la giacca a quadretti verdi, il bavero alzato che piace tanto qui sotto.

Certo che la fotosintesi del mio animo malato è un processo palesemente ignoto: giusto per rendervi partecipi filtro per direttissima sensazioni complesse, le riverso in anidrite carbonica tutte le sante volte, contribuendo al buco dell’ozono.

Eccola. Ecco perché l’hanno passata a me. Slavata, rimmel colato . Eccola che sporca i muri, passeggiando su stessa. Sento l’odore del suo sesso a cento metri.

Devo farti una domanda.

Non parlare per favore.

Rispondi o altrimenti ti mando per direttissima. Senza finale a sorpresa.

Cazzo fai, minacci?

No, eseguo. Ordini in agenda baby. Sono zelante questa notte e ho voglia di tornare a casa.

Damoni. Quando smettere di credervi Dio?

Non mi parlare così che mi lusinghi, e soprattutto non chiamarmi in quel modo. Chiamami soluzione d’ora in poi, cerchiamo di mantenere le dovute distanze.

Fottiti.

Cosa credi di fare questa notte, non vorrai prenderti una congestione con tutto questo freddo. Siete sotto lo zero.

Senti pipistrello, vedi di smetterla di ronzarmi intorno.


Improvvisamente un violino gitano incominciò a scandire i secondi: avevo meno di un minuto prima di dover usare le maniere forti.

Mi raggiunsero al gran completo. Colorati, pittoreschi, come al solito senza Dio. Quell’ammasso informe – alcuni di loro avevano ancora gli occhi cuciti con il filo spinato - faceva sempre la sua sporca figura.

Per politica aziendale dobbiamo camuffarci, angeli e damoni: loro si vestono con gusto celestiale, ma noi dettiamo la moda. Ovunque. Nei secoli da secoli.

Paura?

Macchè! Oramai non mi spaventa nulla.

Vedi, questo conferma che è giunto il momento di unirti a noi piccola: fatti prendere da questo incubo baby, rilassati.
Certo che in questo mestiere ci vuole proprio la pazienza di un santo.

Mi guardò bella, senza ritegno.

Si chinò e tirò fuori il mio cazzo.

Permetti che me ne vada con classe?

Accomodati signorina, attenta a non affezionarti troppo: è solo corpo.

Attento tu. Io lo faccio con l’anima.

Esseri umani, quanto non capite un cazzo.

Sparimmo nella notte, fissati per sempre in questa figura: sopra non fecero in tempo a salvarla. Anche questa volta abbiamo vinto noi. Nei secoli vinceremo.

Perlopiù sono decisamente in gamba: ecco perché posso permettermi di fare questo mestiere con un po' di stile.

Rimasero solamente i suonatori: anche questa sera ho portato i miei mostri a fare una pisciatina.

Ben vestito, ignorando tutto quello che succede nell’universo egli si piegò - beandosi nella sua presuntuosa consapevolezza mortale - e prima di scendere in metropolitana posò una banconota viola nel piatto delle offerte.

Quella sera aveva chiuso un grosso affare.

E’ il prossimo. Si riconoscono subito. Stanotte però non si fanno straordinari.

A casa mi aspettano.

venerdì 3 aprile 2009

Una poltrona passata.

Rimpiangi il giorno in cui hai caricato questo tuo amore materiale sulla macchina per assicuragli un lifting di quelli miracolosi e ti ritrovi davanti un qualcosa dalle forme squadrate e dai materiali e colori inguardabili.

mercoledì 1 aprile 2009

Carattere

Io vado letto solo con il georgia numero 10.

sabato 26 luglio 2008

Buoni consigli.

Di solito Alice si dava ottimi consigli, raramente era cosi saggia da capire che queste intuizioni vanno prese e seguite alla lettera.
La vita non è un film porno, io sono peggio di Alice, perché oltre a darmi i consigli sbagliati, mi capita di fare esattamente l’opposto.

Tzz, Tzz.

Non chiedermi perché. Ma stamattina mi sono svegliata pensando alla tua amica F. è veramente troppo figa. Assomiglia alla Mendez.


Replica immediata.

Magari! Se vuoi una sera vi invito a bere il té con i biscotti, schiaffeggio il culo di entrambe in dolby sorround e vi do il bacio della buona notte. Che ne dici?
La vita non è un film porno baby.

Se ti bagni ulteriormente chiamami, so come fare, altrimenti questo messaggio si auto-distruggerà in 5, 4, 3…

Boooooooooom.
Accendete le casse frocetti e frocette si balla.


Città deserta, 50 gradi.

Sono a riposo da tutto, nascosto nel mio spazio vitale, appeso nell’angolo come un pipistrello. Al riparo leggo, mi nutro, verso in uno stato di taciturno isolamento.
La fottutissima raccolta differenziata incombe, plastica da buttare, merda!
Qui son cazzi signori. Sono uno preciso e le bottiglie vanno gettate appena raggiungono laX viola.

Infilo una maglietta straccia, ho caldo. Troppo. Scendo in strada.

23.12
Anno del signore medio evo.
Non ci credo. Appoggiate alla macchina, strafatte, bellissime.
Quella zingara seduttrice di E. me l’ha portata in dono, ha gli occhi di un gattino che ha in bocca ha la preda. Ha ucciso, tutto per me.
L’altra è lavica, non l’ho mai ridotta in quello stato. Ametto la supremazia lesbo di una donna abituata agli uomini che vuole combinare una grossa.
Inebriate, cattivelle, giovani. Tette dure con un sasso. Shorts. Faccio il segno della croce e pulso.
E. mi getta in mano una confezione di pregiatissimo té indiano: avrà scopato con uno della compagnia delle indie orientali per averlo o meglio avrà trovato la confezione in un solaio nella cassa appartenuta al vecchio nonno pirata.
Come comportarsi in un'occasione del genere?

Sono disteso, non ho bisogno dell’MDMA per raggiungerle, ipotizzo che due ore dopo la mia nascita mi ci abbiano immerso le infermiere dell’ospedale, direttamente. Glisso lo zuccherino, voglio essere lucido. E' la mia prima volta.
Stanno sperimentando, vogliono qualcosa da scrivere nelle loro Smemo o qualunque cosa siano diventate il loro diari. Vogliono qualche pensiero goloso che fa masturbare per ore i ragazzini che incontrano alle feste hippy, new wave, un poco punk.

Non siamo in un film porno.
So fare solo 5 cose nella vita, questa situazione è dura anche per uno che una di queste cose la fa bene o almeno si applica, a detta di un campione rappresentativo della popolazione femminile.
Usa la forza luke! Usa la testa.
F.25 anni sdraiata in azzurro, pizzo blu. E. 22, nuda mugula nel letto. Vorrei essere Botticelli e schizzarle ma sono una puttana da un euro, schizzerò presto.
Coraggioso, seduto sul trono del cazzo osservo l'apertura delle danze. Sono lo sciamano di questa festa delle medie senza maestra. Comando io la situazione nel buio. Non comando un cazzo sono un maschio.
Dico sfiora. Dico tinnare.
Dico che sapore ha?
Dico descrivimelo con il prossimo gesto.
Dico gocciola.
Dico disegnale addosso.
Dico tocca, dico bacio.
Dico ti sei accorta. Dico le fai male.
Mai un ordine ad entrambe.
Rispetto prima di tutto, avrò anche il mio coso senza dio fuori dai pantaloni, ma resto pur sempre un signore.
Questo non è un film porno di serie B, le parole sono pronunciate appena, ci sono carezze, ci sono baci. Mi alzo in piedi, sono soddisfatto di me, come non santificare un momento simile con la migliore erezione possibile? Ringrazio fra i denti il santo protettore delle notte in bianco per non avermi fatto fare la figura dell’eonuco.
Secondo vinile che fruscia, sempre più caldo, cancello la parola amore dalla testa. Cancello ogni sentimento.
Irrigidisco l’addome per reggere i colpi inflitti e ricevuti; loro danzano sinuose, in questo corteggiamento triangolare non esistono regole. Non esistono ruoli.

Essendo una verbosissima testa di cazzo, godetevi la canzone, lasciatela finire. Se fosse già finita continuate a leggere, vuole dire che sono molto più interessante del vecchio Morrison. (Non nominare il nome di Dio invano coglione!)

Hanno una cosa in comune le signorine, vengono più volte, facilmente. Buona educazione sessuale, esperienze giuste. Qui non c’è nulla da dimostrare, a nessuno.
Tutto lento. Caldo. Appiccicoso. Profumato. Faccio in modo che il miele caschi lentamente formando un filo sulla pancia di E. Non è film erotico rimasterizzato in camera da letto.
F. ha bisogno di zuccheri.
L’aria è invasa da estrogeni, tu sei il super eroe col cazzo di fuori. Nessuna maschera.

Dico basta sta diventando faticosissimo.

Dopo due minuti E. e F. si accasciano, anch'esse stremate, dormono come bambine. Io sono distrutto, non vengo in faccia a nessuna, non sono J. Holmes, ho solo culo e due bei culi nel letto. Accarezzo i loro volti, le lascio dormire. Buona notte piccole, sogni d’oro.
Vado in bagno, per poco non casco in terra.
Lascio correre la doccia fredda in questo bunker che sa di figa. Cancello gli odori dal mio corpo. Sciolgo due bustine di sali nell’acqua sperando sia cianuro. Mi preparo una canna e aspetto il sole. Mi accorgo di un paio di ferite dovute alla battaglia. Lecco il sangue salato. Non sono morto.
Prendo la penna che scrive bene e scrivo una canzone su di un tovagliolo.
La getto nel cesso.
Esco.
Oramai la tana ha troppi ospiti per soggiornarvi: sono sotto casa vostra ora, scrivo sui muri e mi succhio le dita, sanno di donna. Hanno il sapore di bambine cresciutelle che giocano a fare le cose cattive che sanno di cazzo.
Ma questo non è un film porno, non esistono vincitori, dimostrazioni, eroi.
Sono sotto vuoto, i miei occhi hanno perso colore, verdi, ancora una volta.
Domani racconterò bugie sante, domani sorrido, domani prego, domani è un altro giorno cazzo.
Buona notte signori, saluto Afgano.

Mi sfioro il petto con il palmo della mano,
proprio nel centro, lentamente sposto le dita in alto facendo aderire le punta alla fronte, lascio andare la mano, che caschi verso di voi bambini miei.

Ojalà e sogni doro.

venerdì 25 luglio 2008

L'ora del surf.

Ore 4.00, acque di Guantanamo Baia dei Porci.
Nel frattempo masturbandosi fra loro Saturno, Marte, Venere, Plutone, scatenavano giochi di buio.
Buio, bella parola. Buio va scritta spesso. Difficile da pronunciare.
Posizionati sull’arcipelago intorno a quest'isola di lattice indubbiamente stile Ikea, un tacchetto otto, una gonnellina estiva cascata in fretta. Non voglio girarmi, ci risiamo, altra stanza: potrei scrivere su AD, le migliori case in condivisione recensite per voi e perlustrate con passione dal sottoscritto.
Sfioro la partita di seta che mi trovo alle spalle con un gesto di perlustrazione sapiente, mi concedo l’indulgenza del palmo, esco dalla foschia mentale in cui verso. Cerco di non rotolare, cascando dal letto maldestramente.
Un’orchidea, disegnata da Giugiaro, con quelle labbra li che pretendono il cielo, che si attorcigliano in cima. Colleziono rarità. Lei è color lilla stemperato in un pizzico di rosa pastello, ci si potrebbe innamorare. Tanti lo già lo sono.

Ricordo la fottuta città silenziosa, incasinata su se stessa in questo luglio apatico.
I palazzi si appoggiano l’uno sull’altro facendo spazio al sole troppo vicino in questa parte del globo.
Si vede il cielo preciso, appena stirato, i marciapiedi splendono, arrivano gli stanziali surfisti di questo rito
che celebra il giorno. Incenso, tabacco, gli sciamani raccontano il giorno, appoggiano a terra i loro
copricapo senza piume. Vecchie storie di surf su questa spiaggia d’asfalto.
Parlano di vacanze. Voglio sboccare, invece regalo barocche e stupide frasi spezzate al mio pubblico di scimmie. Non ho voglia di nulla.
La piccola ninfa fuma senza stile, racconta di cure con cura, racconta storie color pastello.
La sento commentare qualcosa che mi appartiene, vedo che osserva i grondanti diari gettati ai porci.

Credo sia lui.
Si credo di essere io, ma ho un numero imprecisato di wodka tonic in corpo al momento, quindi mi appello al quarto emendamento.

Vi risparmio la critica.

Piacere L.
Capuccetto rosa, cosa ti ha detto nonna?
Non presentarti agli sconosciuti potrebbero cercare di…

Non dirlo,

non dirlo,

non dirlo,

non dirlo ti prego.

…entrarti nelle mutandine.

Perché lo hai detto cazzone, erotomane che non sei altro? Avrà 25 anni, è carina, appena tornata dalla palestra. Circondata dai suoi colleghi e avrà fatto la scuola dalle suore. E tu che fai?

Non ho le mutandine questa sera, quando mi depilo completamente non mi piace la sensazione del cotone.

Dice lei.
Abiti lontano?
Dico io.
2 km.
Passeggiamo, aiuta l’orgasmo.

Lei mi guardava con sospetto poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto. Io non ho mai capito niente.
Lei era un piccolo grande amore, niente più. Osservo questa sfumatura che dal lilla si volge rosa e mi accorgo che lei era solo un piccolo grande amore. Lei non mente.


So fare solo cinque cose nella vita, purtroppo fra queste c’è riconoscere chi è pronto al peccato, riconoscere una piccola vendetta negli occhi. Allora divento una prostituta e divento quello che si aspettano da me.
Adoro togliere le maschere e vedere il nulla, i segni del tempo, addescare ferite.
Finisco in un sonno senza aspartame, mi alzo: un Actimelwodka per favore.
Quando ti chiedi ma dove cazzo sei finito, o dove è finito il tuo cazzo vuol dire che sei vicino a scoprire il petrolio. Ti manca ancora uno zero e sei miliardario.
Mi specchio in questa luna idiota, senza il Dio di tutti, senza pelle, mi obbligo sempre a sussurrarle: sei bellissima. Bacio la sua guancia, mi dissolvo nel nulla in una nuvola, non voglio essere vero domani mattina, anche se mi piacerebbe darle il buongiorno e vedere quella tavolozza di verdi appena sveglio.

Mi bagno i capelli, mi lavo il viso, mi lavo via da questa stanza, sfumo una sagoma fatta a matita sulla parete bianca. Apprezzerà.
Pianeta terra, avanti un bel po’ cristo, indugio.
Chiudo la porta alle spalle, faccio le scale di corsa, piango.
Dico le preghiere del mattino, rimetto tutto a posto in un cestino.

4.37. Sorelle e fratelli e voi starete sognando le vostre stupende vacanze. Vi invidio.

mercoledì 16 luglio 2008

Vagia mania. Mi scuso, non volevo scrivere queste cose.

Sebbene non stia trovando il Georgia corpo 10 in questa umida notte di Luglio alla quale voglio fin troppo bene, mi accingo a riflettere sulla piaga insanabile del predominio disarmante delle personalità seduttive. Possiamo ipotizzare che in questo circolare pianeta, oramai digitale per alcuni versi, una parola magica e banale domina tutto quello che ci circonda: sesso.

Il sesso vende, è venduto, ispira. In pubblicità viene utilizzato per creare allusioni evidenti o meno con i prodotti, legami ancestrali con la parte più intima e pubica delle nostre pulsioni. Tutto è governato dal sesso.

Apparentemente i sistemi sociali osservano regole complesse, ma è solo una filosofia, illusione politica di un complesso organismo sfrontatamente maschile, facciata fallica di un sistema primario “vagia centrico”. La Vagiametria di questo apparato è retta su istinti naturali, intelligenza emotiva, e pulsioni sessuali. Fin dal primo vagito, noi esseri umani siamo termoregolati dal sesso.

Personalità seduttive, ecco come si chiamano. Molto raramente possono appartenere al sesso maschile, ma principalmente provengono dal cromosoma Y (o x ? insomma alle donne, ci siamo capiti).
La gran parte di loro sono permeate dalla banalità. Quando piove, raramente sono in possesso di un ombrello, individuano la preda o il maschio alfa del gruppo e si fanno accompagnare per un tratto, primo gesto far sentire i propri doni al coglioncello di turno. Farlo sentire importante. La salvezza depilata viene predicata a bassa voce. Si stringono a te. Commentano il mondo. Ammiccano. Sorridono al momento giusto, parlano al momento sbagliato.

Riconoscerete le personalità seduttive per via delle altre donne, minacciate dalle nuove entrante escono allo scoperto collocandole immediatamente in una vetrina di Amsterdam o in una casa post legge merlin.
Puttana eva. Disse Eva specchiandosi in uno stagno, prima ancora di conoscere il serpentello malefico.

Esistono le gatte morte, quelle che si inseriscono nel sistema sociale cercando di sedurre e ponendosi al centro dell’attenzione. Spesso incontrato il castiga passere del gruppo e si concedono sul serio, spesso sono proprio gli uomini della loro specie a renderle totalmente mansuete e inoffensive. Ma il loro dna a contatto con l’esterno le obbliga alla generazione di contatti basati sull’ammiccamento continuo.

Esistono invece le signorine no: No sono fidanzata. No il cazzo non mi piace. No non voglio. No non volevo. No io non tradisco.
La loro domanda cruciale è: “Ma tu cosa vuoi da me?”.
La loro affermazione preferita: “Ma io non volevo sai”. Dopo due ore di ginnastica ormonale.
Le signorine NO vanno considerate un vero e proprio pericolo, potrebbero far crollare imperi come hanno fatto in passato, interrompere i rapporti fra stati. Tendenzialmente distruttive. Posseggono due armi, la seduzione e il No. Alla domanda: ma tu cosa vuoi da me? Devi essere conciso, rapido, dimenticare il fatto che sei un gentleman o almeno cerchi di comportarti come tale. In quel caso devi rispondere come in un film porno di serie B.

Scoparti.


Ipotesi con le signorine No: te la daranno. Seconda ipotesi, ti daranno uno schiaffo e poi te la daranno man mano che passa il tempo. Terza ipotesi, quella più comune, non te la daranno mai ma raggiungeranno il loro scopo, averti come schiavo per un periodo più o meno limitato, chiunque tu sia. Utilizzano il no, per plasmare i tuoi movimenti, la tua personalità. Burattino zero, fatina buona del cazzo uno.

Noi uomini siamo ossessionati dal pelo. Ragazze, questo è il vostro vero e grande potere. Chi dice: no per me le donne sono un problema secondario, io credo all’amore, oppure legge i salmi di prima mattina confessandosi ogni quindici giorni, pensa solo ad una cosa, entrare nelle vostre mutandine. Sempre.
A volte finge a se stesso che non sia cosi, ma solitario pulsa il pensiero pubico inseguito da fantasmi in giarrettiera.
Siamo molto semplici, semplici non vuol dire stupidi. Ma giriamo intorno a quel miracolo che conservate per i giorni di festa, per i momenti speciali o per i soliti fortunelli, ubicato fra le vostre gambe.

Poi esiste la razza peggiore, sono le consapevoli. Dominano il loro spazio indiscusse guerriere sensuali. Le consapevoli regnano, posseggono gli uomini e in base alle loro oscillazioni colpiscono i malcapitati come dei veri e propri cicloni che spazzano e trasportano le piccole zattere qua e là.


Chiunque tu sia, maschietto all’ascolto hai subito questo potere estrogeno almeno una volta.

Chiunque tu sia, femminuccia cattivella, hai plasmato il tuo mondo grazie a questo potere.

L’unico modo per fermare la voglia di seduzione è un iniezione di ormoni opposti, quelli che si generano tramite l’innamoramento. Allora il potere si attenua distraendo le nostre eroine per più o meno tempo. Ma ricordate è solo un piccolo letargo, l’istinto per la conservazione del territorio conquistato prima o poi torna protagonista. E sono cazzi.
Seduzione, parola che piace in questi cazzo di racconti scritti alle due di notte. Seduzione, mi vien da vomitare solo a pensarci. Seduzione un’arte prevedibile.

Via i paraocchi, alzate le teste dai vostri computer, guardatevi intorno questo mondo è retto da dinamiche sesso centriche. Basta un attimo e il sesso invade e cambia tutto.

Le mie lenzuola profumano ancora di lei, ho preferito dormirci con questa essenza giusto per capire.

Purtroppo cerco verità, cerco di capire quello che mi circonda.
Devo studiarla questa biochimica umana. Ho preso un campione di vita questa notte.

Ripenso ad una gatta morta che ha messo in crisi un sistema maschile, tralascio gli odori e rifletto. La signorina era inesperta acerba, immatura, non ci sapeva fare realmente, eppure giostrava l’ambiente come voleva. In territorio straniero conquistò tutto, con il sorrisino finto sulla faccia. Rimanendo in superficie.

Potere agli ormoni, potere alla leggerezza.
La signorina era del tipo due. Alla risposta ti voglio scopare.

Mi sento dire : Ah ecco.

Come dire patti chiari amicizia lunga. Quando senti un “ah ecco”, mi raccomando aspettati di tutto.

Non schiaffeggiarle mai il culo mentre la prendi in una posizione animale, non capirebbe. D'altronde il sesso è un pretesto. Gran parte del tempo si tratta di geopolitica, controllo del territorio. Niente di più.
Alzate la testa bambine, alzate la testa piccoli. Via i baiocchi. L’innocenza è morta tempo fa. Limonando non si rimane incinti, si abortisce la propria personalità, ci si plasma con la lingua.

Il pensiero gitano mi obbliga ora a vomitarvi addosso, non ho bisogno di nulla, mi fa male il cazzo. Non è la felicità che cerco. Cercate per me, amici. Il pensiero gitano sperimenta.
Ora spengo la luce e mi lascio avvolgere dal fumo viola, dalle spezie antiche di questa cantina. Ascolto gli odori e mi perdo nel buio. Andate e giocate alla seduzione. Giocate a fare all’amore, fortunati illusi.
La verità non esiste, sarebbe comunque troppo tua per essere vera. O troppo vera per essere tua.

Buona giornata, ammiccate, sorridete, conquistate. Amatevi.

Luglio. Città sconosciuta. Nord america? Cina? Avellino?

Fanculo esseri da giardino. Vi amo tutti. E ricordate, basta che usate l’amigdala e i vostri problemi spariranno con un ahhhhhhhhhhhhhhhh SI. Andate e fottetevi tutti. Amen.